Ne(X)Twork FAQs: il futuro del lavoro

Management Ne(X)Twork FAQs: il futuro del lavoro

Una serie di domande e risposte intorno al tema del lavoro: sempre più connesso, sempre più condiviso.

sintesi

In attesa del quaderno #9 di WECONOMY, in uscita nelle prossime settimane e che sarà caratterizzato dalla lettera “O” del nuovo alfabeto per l’impresa collaborativa, vi proponiamo una serie di domande&risposte intorno al tema del lavoro: sempre più connesso, sempre più condiviso.

Il dialogo immaginario sul futuro interattivo del lavoro che segue è tratto dal quaderno #8dedicato  alla lettera “N” di Ne(x)twork: Flow, Amplified Identity, Common Environment.

Per scaricarlo in versione .pdf  basta un click qui.

D. Ne(x)twork, un gioco di parole?
R. Sì. Un neologismo per epentesi (una zeppa, insomma) che gioca sulle parole next, work e network. Per parlare del futuro del lavoro e di come questo sia necessariamente connesso e condiviso.

D. Come i telecommuters allora?
R. Non proprio. Se è vero che il telecommuting sarà un fenomeno rilevante nel panorama lavorativo del prossimo futuro, quello di cui trattiamo in questo quaderno, il Ne(x)tworking, è un fenomeno interessato da dinamiche di scambio e generazione di valore tra i partecipanti ad un network aziendale in luoghi che possono essere digitali o fisici, non importa.

D. Quindi per il Ne(x)tworking si può essere a casa o in azienda?
R. Il Ne(x)tworking non è definito unicamente dall’accessibilità ubiqua, non è caratterizzato necessariamente dal luogo in cui avviene lo scambio di valore. È costituito da molti altri livelli. Ciascun individuo all’interno di un’impresa possiede un bagaglio di conoscenze, informazioni ed esperienze maturate sia in ambito lavorativo che nella vita personale. La condivisione e lo scambio di queste attraverso canali strutturati e gestiti per amplificarne il significato e la rilevanza per ciascuno degli altri attori della rete genera dei flussi, dei Flows, che possono essere letti, analizzati ed indirizzati a specifici destinatari, in specifici momenti e con specifici obiettivi.

D. Il Flow della prima sezione del quaderno?
R. Esatto! Tracciare traiettorie per gli scambi di valore nella rete è fondamentale per poterne aumentare l’effetto positivo. Avere visione dei diversi flussi nel complesso, saperli dirigere, coordinare, stimolare, tracciare e, eventualmente, modificare in itinere consente di tradurre altrimenti transitori e poco efficaci input in output codificati, curati e personalizzati a seconda dell’audience e del goal. Dirigere l’orchestra dei nodi della rete per creare una sinfonia di significati, intessere un mesh di senso, generare intelligenza collettiva connettiva!

D. E chi dirige quest’orchestra?
R. Di direttori d’orchestra ce ne sono tanti all’interno di un’azienda, non ce n’è solo uno. Se da una parte, in maniera più tradizionale, è il (community) manager colui che gestisce il flusso, lo progetta, stimola discussioni e gestisce palinsesti, dall’altra, per sua stessa natura, il Flow si autoalimenta e organizza, creando percorsi di senso grazie a ciascun nodo della rete. Più si partecipa e meglio si raggiunge l’equilibrio tra autoalimentazione e gestione.

D. Ma perché si dovrebbe partecipare al Flow?
R. Beh, i vantaggi vengono dalle reazioni sinergiche d’interazione e dalla generazione di un perché comune e condiviso (oltre ai vantaggi pratici d’apprendimento e networking). A volte però i vantaggi non bastano a far sì che le persone partecipino. Si devono creare delle dinamiche di ingaggio che stimolino gli individui a prender parte al flusso.

D. E come si fa?
R. Si parte dall’identità dell’individuo, si cerca di amplificarne le caratteristiche uniche, per permetter loro non solo di essere trasportati dal flusso ma di esserne parte attiva integrante, per dar loro la possibilità di riprogettare il proprio ruolo organizzativo, la loro identità professionale. L’Amplified Identity, della seconda parte del nostro quaderno, significa dare ai nodi del flusso la possibilità di modellare le proprie skill per adattarsi al contesto, significa abilitare i propri colleghi a essere unici e utili nell’organizzazione. E per far questo c’è bisogno degli stimoli adatti e di ambienti giusti.

D. Allora non si parla di telecommuting, ma i luoghi c’entrano?
R. Più che di luogo parliamo di ambiente. Non è, infatti, tanto il dove del luogo a essere importante ma il come! Il termine ambiente implica già la presenza di scambi e interazioni all’interno di un luogo. Il Common Environment, terza sezione del quaderno, quindi come ecosistema, digitale, fisico o ibrido, che abilita alla collaborazione riprogettando i processi lavorativi, considerando individui e facilitandone l’amplificazione identitaria.

D. Quindi, ricapitolando…
R. Ricapitolando abbiamo il Flow, l’intelligenza collettiva e connettiva della rete d’individui, che è la risposta necessaria al contesto in cambiamento, al bisogno di creare interazioni sinergiche per un’impresa collaborativa efficace nella contemporaneità; abbiamo l’Amplified Identity che sono i processi, gli strumenti e le dinamiche, ma soprattutto le motivazioni, che portano i nodi della rete, gli individui, a generare valore e a venir a loro volta valorizzati; abbiamo infine il Common Environment come ambiente attivo e responsive dove la rete si forma, vive e si alimenta attraverso i processi descritti.

D. Sembra complesso…
R. Ovviamente per capire meglio basta sfogliare il nostro quaderno!

questo link è possibile scaricare tutti i quaderni di WECONOMY in italiano e in inglese.

Tornate online per leggere e scaricare anche il prossimo quaderno #9, in via di realizzazione!

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