Uno, nessuno, centomila Self

People Uno, nessuno, centomila Self

Come si può collaborare con gli altri se non si collabora prima con tutti gli io contenuti in noi stessi?

sintesi

Se la collaborazione è fatta da energia collettiva, dalla somma e integrarsi di talenti individuali, per comprendere cosa attiva la propensione a collaborare è utile focalizzarsi sull’individuo. Non sorprende intuire che l’elemento più semplice – l’individuo, il Self – tanto “semplice” non è. In ognuno di noi, la moltitudine di desideri, necessità, impegni, paure, emozioni spesso contrastanti e, certamente, competenze, crea un ecosistema complesso, in continua vibrazione. La collaborazione tra le persone si attiva innanzitutto da una collaborazione interiore. Possiamo dire che ciascuno di noi sia animato da una moltitudine di self che collaborano per stare in equilibrio e in salute psico-fisica. Self che si contendono tempo ed energia nel lavoro, nella famiglia, ma anche nel tempo libero, nella crescita personale, nei rapporti sociali con gli amici e non solo, nella salute, nelle nostre passioni. Self esigenti che rivendicano spazio vitale, perché ciascuno di noi dà il meglio di sé se è soddisfatto della sua vita a tutto tondo. C’è dunque un primo tema di collaborazione interna: la moltitudine dei nostri Self richiede collaborazione. Altrimenti… squilibrio; come persone diventiamo meno centrate e quindi meno collaborative anche con gli altri, perché i nostri conflitti interni assorbono energia.

Collaborazione significa ascoltare e dare spazio alle varie parti di noi stessi e considerare i Self degli altri con cui collaboriamo: l’equilibrio dei propri Self è un’esigenza primaria di tutti, e l’equilibrio reciproco fa sì che si scateni più collaborazione. In genere, siamo abituati a ricercare la collaborazione nei progetti ai quali partecipiamo: task da completare, feedback di cui tenere conto, informazioni da condividere, ostacoli da superare, obiettivi da raggiungere. Ma ad un livello più profondo, è come se ci fosse una contrapposizione tra la collaborazione per progetto versus collaborazione tra persone. È qui che possiamo fare un salto e coltivare la capacità di pensiero doppio… task e persone, per collaborare dobbiamo focalizzarci su entrambi! All’atto pratico significa, ad esempio, stare attenti a quello che si condivide con il proprio team: chiediamoci sempre se quanto stiamo scrivendo-dicendo-inviando interessa ed è utile alle persone, se ha senso che ci mettano la testa. O se li stiamo coinvolgendo solamente per placare le nostre ansie. Per collaborare proficuamente scegliamo di non partecipare e non contribuire al “rumore di fondo” solo per scaricare stress o per proteggerci. L’evoluzione della collaborazione avviene oggi in ambienti più fluidi, meno definiti nel tempo e nello spazio, con tecnologie e device che possono aiutare ma che vanno gestiti con attenzione, nel rispetto degli altri. La dissoluzione dei perimetri temporali e spaziali è accelerata anche dalla diffusione dello smart working, che ha tra i suoi scopi originari l’incremento della produttività e la migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Con lo smart working le persone non sono più legate al luogo di lavoro e ai suoi orari/ritmi: insomma, “dove e quando voglio”. A livello personale, questo implica una migliore organizzazione su ritmi flessibili e autogestiti. Altrimenti, si perderà inevitabilmente in produttività: con maggiore libertà e autonomia, serve abitudine e disciplina per crescere personalmente e organizzare al meglio il proprio tempo. E, a livello più collettivo, di squadra, è sempre più necessario il rispetto del rapporto private time-working time.

In un’epoca di selfie, concentriamoci sui Self. Ognuno di noi può fare qualcosa di concreto per dare spazio e rispettare le esigenze multiple degli altri, ottenendo così una collaborazione più ricca. Sperimentate voi stessi, con le vostre email ma non solo, per una settimana provate a seguire qualche semplice suggerimento “tecnologico&collaborativo”:

 

  • Empatia: nelle email, comunicate alle altre persone ciò di cui hanno bisogno e inviatele in orari “rispettosi”, evitando la sera o i weekend.
  • Accuratezza: scegliete un oggetto dell’email chiaro e diretto, scrivete al massimo 10 righe in cui esprimete le informazioni importanti in forma sintetica.
  • Pulizia: mettete al massimo 3 persone in copia conoscenza alle email, fatelo tutte le volte che potete per evitare proliferazione e dispersione di informazioni che assorbirebbero attenzione inutilmente. In Ferrari si chiede di seguire questa indicazione per far sì che solo chi è realmente coinvolto e avrà un ruolo in quel task sarà chiamato a leggere e a contribuire. Per gli altri, per tutti, più tempo e meno dispersione dell’attenzione. E più rapporti “umani”.
  • Allineamento: lavorate utilizzando documenti condivisi, aggiornabili in tempo reale da tutto il team, per evitare perdite di tempo e possibilità di errori o molteplici versioni di file.
  • Trasparenza: integrate le vostre agende, fate in modo che le persone possano vedere gli appuntamenti e coordinarsi con gli impegni di tutti. Rispettare gli impegni personali e le loro priorità farà sì che i Self degli altri siano in equilibrio, per una migliore collaborazione nel team. Ad esempio, se in questa fase della tua vita per te e il tuo benessere è importante fare yoga, io farò di tutto per non farti saltare la tua sessione di yoga. O ancora, se stai curando particolarmente l’alimentazione, non ti proporrò un panino in riunione. Piccoli gesti, che producono vibrazioni diverse nei reciproci Self.

Perseveriamo nella ricerca di collaborazione interiore tra i nostri Self e salvaguardiamo i Self degli altri: solo così si attiverà la dinamo della collaborazione.

 

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