Robot: amici o nemici?

Companies Robot: amici o nemici?

Il futuro del rapporto umani-tecnologia appare oggi più sfocato che mai. Bisogna però essere preparati e attrezzarsi con le giuste skill per portelo affrontare.

  • Il progresso ha permesso di sostituire l’uomo nell’esecuzione di attività ripetitive, pericolose e di scarso valore.
  • Il senso di minaccia molto spesso deriva da un percezione di inadeguatezza nei confronti del nuovo contesto. 
  • Si assisterà sempre più ad una polarizzazione della forza lavoro: da un lato coloro che sono pronti e preparati ad affrontare le nuove sfide, dall’altra coloro che non hanno le competenze adatte e di fronte a loro hanno uno scenario di elevata incertezza
  • il ruolo dei leader e delle organizzazioni diventa quello di investire sulle proprie persone, aumentandone il livello di resilienza (per riuscire ad affrontare ed adattarsi ai cambiamenti e agli imprevisti), e l’apprendibilità (il desiderio di apprendere nuove competenze e capacità).
  • Laddove l’individuo potrà ancora, almeno per un po’ possiamo stare tranquilli, fare la differenza, sarà nella creatività, nell’intelligenza emotiva e la flessibilità cognitiva.

La storia della tecnologia è sempre stata accompagnata da momenti di grande preoccupazione. Ogni importante innovazione ha generato la rottura di uno status quo e ha portato a importanti mutamenti nel mercato del lavoro. Si può risalire molto indietro nel tempo ma, osservando quanto è accaduto dall’avvento della rivoluzione industriale ad oggi, possiamo, con il senno di poi, sostenere che la tecnologia è stata indiscutibilmente una grande generatrice di opportunità lavorative. Il progresso ha permesso di sostituire l’uomo nell’esecuzione di attività ripetitive, pericolose e di scarso valore. In ogni settore, dall’agricoltura all’industria, dai servizi alle attività ad alto contenuto tecnologico, l’innovazione e le nuove tecnologie hanno generato un aumento della produttività con una conseguente riduzione dei costi dei prodotti e servizi.

“Una volta erano i Luddisti che si opponevano all’inserimento delle macchine per tessitura distruggendole, oggi è il personale dei negozi che si preoccupano delle casse automatiche, domani saranno i tassisti che temono l’avvento delle auto a guida autonoma” (The Economist, 2015)

L’effetto generale è stato quello di un aumento della professionalità e del livello di competenze della forza lavoro (non dovendo più svolgere attività a basso valore aggiunto le persone si sono potute spostare su competenze più elevate). Ma sappiamo che il nuovo fa sempre paura, soprattutto quando non siamo preparati ad affrontarlo. Una volta era la forza vapore, poi c’è stata l’automazione diffusa, in seguito il computer ed internet; oggi i “nuovi mostri” sono IoT, digitalizzazione e industry 4.0. ... 

Ma come citava un articolo dell’Economist del 2015: “Una volta erano i Luddisti che si opponevano all’inserimento delle macchine per tessitura distruggendole, oggi è il personale dei negozi che si preoccupano delle casse automatiche, domani saranno i tassisti che temono l’avvento delle auto a guida autonoma”.  Eppure questi fenomeni sono stati, e sono tutt’ora, portatori di una nuova ricchezza e opportunità per il mondo del lavoro.

Se le competenze hanno un loro ciclo di vita, il nostro dovere è quello di sostituirle con delle nuove, in linea con ciò che il nuovo contesto richiede.

Il senso di minaccia molto spesso deriva da un percezione di inadeguatezza nei confronti del nuovo contesto. In particolare, se parliamo di professioni, è certo che le competenze necessarie a svolgere lavori che vengono sostituiti da macchine e tecnologie diventano velocemente obsolete, senza valore. Ma se le competenze hanno un loro ciclo di vita, il nostro dovere è quello di sostituirle con delle nuove, in linea con ciò che il nuovo contesto richiede.

All’inizio del 2017, Manpower Group, multinazionale leader mondiale nelle soluzioni strategiche per la gestione delle risorse umane, ha pubblicato un report dal titolo “Skills revolution”, risultato di una ricerca finalizzata a capire come la rivoluzione tecnologica va ad impattare e cambiare il mondo del lavoro. Dalla ricerca emerge che si assisterà sempre più ad una polarizzazione della forza lavoro: da un lato coloro che sono pronti e preparati ad affrontare le nuove sfide, dall’altra coloro che non hanno le competenze adatte e di fronte a loro hanno uno scenario di elevata incertezza.

Quindi, se il tasso dello sviluppo tecnologico è difficile da fermare, il ruolo dei leader e delle organizzazioni diventa quello di investire sulle proprie persone, aumentandone il livello di resilienza (per riuscire ad affrontare ed adattarsi ai cambiamenti e agli imprevisti), e l’apprendibilità (il desiderio di apprendere nuove competenze e capacità).

"La digitalizzazione ha le potenzialità di aiutarci a cambiare i mestieri a discapito di quelli alienanti, a creare nuovo valore riducendo la disoccupazione e limando le iniquità sociali, a risolvere problemi come l’invecchiamento, la mancanza di personale, i vincoli ambientali e energetici" Keiju Matsushima

Non solo. Emerge anche che i robot andranno a sostituire molto probabilmente alcune attività all’interno dei mestieri e lavori, non necessariamente i lavori in toto. Laddove l’individuo potrà ancora, almeno per un po’ possiamo stare tranquilli, fare la differenza, sarà nella creatività, nell’intelligenza emotiva e la flessibilità cognitiva. Queste permetteranno all’uomo di creare nuove macchine e nuovi robot, piuttosto che essere sostituiti da questi.

Keiju Matsushima, uno dei massimi esperti mondiali di robotica e Internet of Things, in un recente articolo afferma che: "la digitalizzazione ha le potenzialità di aiutarci a cambiare i mestieri a discapito di quelli alienanti, a creare nuovo valore riducendo la disoccupazione e limando le iniquità sociali, a risolvere problemi come l’invecchiamento, la mancanza di personale, i vincoli ambientali e energetici".

Nessun allarmismo eccessivo, dunque, solo una forte attenzione e focalizzazione nell’investire in formazione, nell’adeguare le competenze delle persone al nuovo contesto, che vede robot ed intelligenza artificiale come degli alleati e non dei nemici.

Weconomy book

  •  Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato. 18796

    Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato.

    Il primo mattone che ha dato il via al progetto Weconomy. Weconomy, L’economia riparte dal noi esplora i paradigmi e le opportunità dell’economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione. Grazie al mash-up di contributi internazionali e alla partecipazione di oltre 40 co-autori, Weconomy Book è un serbatoio di energia, pensieri, teorie, storie, pratiche e strumenti che ruotano attorno al tema del talento collettivo. Un incubatore informale e aperto al contributo di tutti, per immaginare, creare e continuare ad innovare il futuro dell’economia.

Magazine

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    Kill Skill: un non catalogo di competenze

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    In questo Quaderno abbiamo affrontato il tema delle skill dal punto di vista sistemico, per esplorare ciò che ispira e motiva a imparare, a praticare nuovi comportamenti e innesca percorsi evolutivi che connettono persone e organizzazioni.

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    Q come Quid Novi – Generazioni che collaborano. Il quaderno numero 11 di Weconomy si concentra sulla condivisione di luoghi, tempi e spazi da parte di diverse generazioni con mindset differenti e sulle trasformazioni che questa convivenza implica. Autori dalle età, competenze e mestieri diversi, per assicurare un punto di vista molteplice. Perché la collaborazione tra generazioni è un’opportunità.

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