Verso un mondo uno

Society Verso un mondo uno

Pensare l'improbabile per comprendere il futuro. La grande sfida che le imprese devono raccogliere.

sintesi

Due concetti sembrano spadroneggiare nella realtà d’oggi: il nichilismo e il relativismo. Sistemi di pensiero che sono l’uno specchio dell’altro: il primo, quella “mancanza dell’essere” di heideggeriana memoria, trova riscontro nel secondo, nella indefinitezza dei valori contemporanei, innegabilmente sotto gli occhi di tutti. “Questi sono i nostri principi: se non vi piacciono, ne abbiamo degli altri”, diceva una boutade del comico Groucho Marx; eppure questo spiritoso paradosso suona quanto mai attuale in un mondo inquieto e privo di certezze come il nostro, dove ogni valore pare intercambiabile, livellato sullo stesso piano di tutti gli altri. L’altra faccia della medaglia di questo fenomeno, d’altronde, sta nell’accrescimento della nostra libertà individuale: libertà di pensare, di credere, di “darci il senso” che vogliamo, a prescindere da qualunque sistema o edificio valoriale dato a priori, come era invece consuetudine in un passato più o meno prossimo. Attenzione: qui libertà non significa facilità, tutt’altro. Si tratta di un’impresa, nella duplice accezione del termine: impresa come avventura personale, impresa come organizzazione in movimento. Riuscire a “diventare progetto” è questione parecchio complicata; richiede consistenza, coerenza, capacità di (ri) darsi un’identità, e proprio in un momento storico di estrema confusione e complessità come è questo in cui viviamo. Messa così, sembra un cane (o meglio, un serpente) che si morde la coda. Ma c’è un paio di “ma”, lì, pronti ad aprire spiragli e fratture in questo loop senza apparente soluzione di continuità tra nichilismo e relativismo. Il primo riguarda il contesto di accelerazione tecnologica di oggi: quello che stiamo vivendo è davvero un salto antropologico, che da esseri umani ci sta trasformando sempre più in “simbionti”, in ibridi tra umano e tecnologico (e ci sta dentro tutto: dai social networks alle protesi medicali). Non solo: è l’intero equilibrio tra uomo e “téchne” a essere su un punto di rottura. Se per decine di migliaia di anni la tecnologia ha cioè avuto il chiaro fine strumentale di migliorare la nostra esistenza (dalla “invenzione” del fuo co in poi), non siamo forse a un passo dal diventare noi stessi gli strumenti grazie ai quali la tecnologia evolve se stessa (vedi alla voce “singularity” e dintorni)? Quale che sia la risposta, è indubbio che non siamo più ciò che eravamo. E il processo è inarrestabile. Per questo, pensare l’improbabile è una delle (poche) chiavi che abbiamo a disposizione per capire il futuro. Il secondo “ma” riguarda la necessità, invariata e invariante, di trovare comunque un qualcosa che ci “tenga insieme” come persone. Questo qualcosa non può più essere il totem dei sistemi dei valori tradizionali? Ebbene, altro emergerà (pena l’estinzione). La tendenza verso un mondo “uno” è rintracciabile in tanti e differenti campi: una, appunto, è la tecnologia. Una è l’economia. Una è la competizione. Tutto è interconnesso a tutto, tutto è – letteralmente – ecosistema; dall’era delle indipendenze entriamo in quella della interdipendenza. Ma se il Senso “con la S maiuscola”, come abbiamo detto, viene meno, occorre una forza in più per far fronte a un tale cambiamento, una forza ai limiti dell’atletico, dell’acrobatico: la forza della resilienza. Resilienza è, anzitutto, sapersi porre le domande giuste. Come durare? Come gestire la complessità in cui siamo immersi? Dove liberare risorse, e con quali fini? Il pensiero manageriale-organizzativo contemporaneo vive di questi dilemmi, e di fronte ad essi ha l’urgenza di non dover (o poter?) reagire medianti i riflessi condizionati dei paradigmi classici. Primo fra tutti, il paradigma del controllo: gestire i processi complessi di trasformazione è possibile solo creando un contesto capace di auto-evolvere senza l’intervento dall’alto di un “Potere con la P maiuscola”. L’organizzazione del futuro è un soggetto in perpetuo bilico tra ordine e creatività; la metafora del funambolo, di nuovo, è quanto mai calzante. Al paradigma del Potere, potremmo dire, si sostituisce il paradigma del Senso: sfida ultima per le organizzazioni (in primis per i loro leader) è quindi far sì che le persone riconoscano all’interno delle imprese quello stesso progetto di vita personale di cui si diceva all’inizio. La tendenza a credere in qualcosa di più grande di sé è un tratto caratteristico invariante degli esseri umani, al di là di qualunque mutazione antropologica. Se le imprese saranno capaci o meno di raccogliere questa sfida e diventare per le persone proprio quel “qualcosa di più grande” in cui credere, sarà il futuro a dircelo. Sarà stato, in tal caso, il compimento di una vera “Human (R)evolution”.

Weconomy book

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    Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato.

    Il primo mattone che ha dato il via al progetto Weconomy. Weconomy, L’economia riparte dal noi esplora i paradigmi e le opportunità dell’economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione. Grazie al mash-up di contributi internazionali e alla partecipazione di oltre 40 co-autori, Weconomy Book è un serbatoio di energia, pensieri, teorie, storie, pratiche e strumenti che ruotano attorno al tema del talento collettivo. Un incubatore informale e aperto al contributo di tutti, per immaginare, creare e continuare ad innovare il futuro dell’economia.

Magazine

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    In questo Quaderno indaghiamo le origini del trash. Che, per noi, nascono da quella vendita che non risolve problemi reali e concreti. L'antidoto è una vendita circolare e infinita, che trae il massimo vantaggio moltiplicando i punti di contatto con il Cliente, coinvolgendolo e generando una visione condivisa tra persone e organizzazioni.

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    In questo Quaderno abbiamo affrontato il tema delle skill dal punto di vista sistemico, per esplorare ciò che ispira e motiva a imparare, a praticare nuovi comportamenti e innesca percorsi evolutivi che connettono persone e organizzazioni.

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    Q come Quid Novi – Generazioni che collaborano. Il quaderno numero 11 di Weconomy si concentra sulla condivisione di luoghi, tempi e spazi da parte di diverse generazioni con mindset differenti e sulle trasformazioni che questa convivenza implica. Autori dalle età, competenze e mestieri diversi, per assicurare un punto di vista molteplice. Perché la collaborazione tra generazioni è un’opportunità.

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    P come P.O.P. Collaboration. Il decimo quaderno descrive lo spettro di significati assunti dall’io nei processi di collaborazione. 12 autori dai background diversi si interrogano sul ruolo dell’individuo che si riprogramma e si trasforma (Hyperself) e che collabora in maniera diffusa e spontanea, essendo consapevole del ruolo degli altri io coinvolti (Integrated Self). L’io come particella fondamentale della collaborazione.

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    O come OOPS, OR, OK. Il Quaderno 9 indaga il paradosso della scelta continua: tra i 14 autori che esplorano le tematiche legate al “prendere decisioni”, troviamo dall'astronauta, al medico, dal designer al community manager, tutte persone che lavorano in contesti in forte trasformazione. Perché di fronte alla scelta e alle opzioni, l’unica scelta veramente sbagliata è non scegliere.

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    N come Ne(x)twork, neologismo che gioca sulle parole next, work e network. Il Quaderno 8 è dedicato al futuro del lavoro e alla necessità che questo sia connesso e condiviso in modo continuo. Una condivisione che porta alla creazione del Flow (Flusso) che l’Impresa collaborativa ha il bisogno di saper dirigere, coordinare, stimolare ed eventualmente modificare in itinere.

  • Management: Cross, Self, Content

    Management: Cross, Self, Content

    M come Management. Il settimo Quaderno esplora le mutevoli dinamiche e i cambiamenti che riguardano il mondo del Management: un racconto in tre atti di come intrecci tra universi diversi (Cross), propensione all’auto-organizzazione coordinata (SELF) e valorizzazione dei contenuti sull’offerta (Content) rappresentino le tre diverse dimensioni nelle quali l’Impresa collaborativa si sviluppa.

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    L di Local.Un’occasione per riflettere e agire sulla (e dalla) dimensione collaborativa come combinazione di Talent, Community e Making. Con inserto dedicato alla quarta dimensione del Tempo con Timescapes.

  • Info, Indie, Inter: L’Innovazione rinnovata

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    La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.

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  • Design: (Re)shaping Business

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    Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro

    Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.