Secondo l’enciclopedia libera Wikipedia, dicasi versione Beta “una versione di un software non definitiva, ma già testata dagli esperti, che viene messa a disposizione di un numero maggiore di utenti, confidando proprio nelle loro azioni imprevedibili che potrebbero portare alla luce nuovi bug o incompatibilità del software stesso”. Il concetto si è quindi radicalizzato con l’avvento negli anni ‘90 della filosofia open source, secondo cui la qualità di un prodotto informatico (per esempio, il sistema operativo Linux) trae beneficio dalla possibilità da parte degli utenti (e non più solo dei suoi autori) di studiare e modificare liberamente – grazie ad apposite licenze d’uso no-copyright – il software stesso. Per questo scriviamo che “l’impresa collaborativa è in beta version permanente come un software open source”: perché in questo ambito gli utenti sono di fatto co-sviluppatori di un progetto che cambia (in meglio) e viene aggiornato a un tale ritmo da abbattere la distinzione tra la versione di test provvisoria e quella definitiva da mandare in produzione. E se tutti i progetti (non solo informatici) di un’impresa fossero analogamente “open”?
Wiki: Beta
L’impresa collaborativa è in Beta version permanente, come un software open source.

Magazine
Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro
Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.
Autore
Redazione Weconomy
Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa. Weconomy esplora i paradigmi e le opportunità dell'economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.
Articoli correlati
L'(an)alfabeta della progettazione
Ovvero: come essere sicuri che qualsiasi cosa stiate progettando sarà un fallimento!
Basta one-for-all. Un nuovo scambio di valore per gli UFO
Perché l’attuale modello di scambio di valore delle organizzazioni non funziona e su quali basi costruirne uno più efficace.
Raddoppiamo la prospettiva dell’esperienza
Per dar forma a esperienze d’acquisto utili e appaganti, abbiamo bisogno di una nuova prospettiva progettuale: che guardi alle relazioni, ai comportamenti e agli impatti che le persone generano all’interno di una comunità.
Robotizzazione dei contenuti: la deficienza artificiale
L'automazione si sta diffondendo sempre più velocemente in sempre più campi. Ma siamo sicuri che non sia solo un'operazione di marketing? Ne parla Thomas Biallas.
Luoghi complessi per comunità nomadi
Le comunità al centro del processo di sviluppo locale inteso come processo educativo devono essere luoghi intrisi di complessità, aperti e curiosi nei confronti di una innovazione che saprà ridisegnare le proprie tradizioni.
Collaborative Design: tre esempi
Kickstarter, Waze e Darling Delicious. Tre esempi di Collaborative Design.
Auto-organizzazione: una disobbedienza che può andare a buon fine
Per i nuovi gruppi auto-organizzati c'è bisogno di un nuovo leader costruttore di contesti.