DELL 1984. Uno studente diciannovenne, mille dollari in tasca, un’idea apparentemente semplice ma geniale: vendere tecnologia direttamente ai consumatori, saltando gli intermediari. Lui è Michael Dell, e la sua società – in poco più di due decenni – è entrata tra i leader mondiali di prodotti informatici, con oltre 100.000 dipendenti e un fatturato che supera i 15 miliardi di dollari a trimestre. Il segreto? Una visione WE-oriented che faccia da traino al cambiamento. Bill Johnston, responsabile della Global Online Community Dell, è la mente dietro a una serie di azioni social che sfruttano il potere della collaborazione: improvement di rete per valorizzare le competenze interne, creazione di una community Dell aperta, incentivazione all’uso dei social media, corsi di formazione su modello del barcamp. Risultato: un successo costantemente alimentato dai processi di scambio con e verso i clienti (Idea Storm). GM+RELAYRIDES Questa è grossa: il Golia-corporate che fa un passo verso il Davide del peer-to-peer. Ovvero: il dramma di Blockbuster sembra aver insegnato qualcosa. La notizia è fresca, e racconta della dirompente partnership stretta tra General Motors (104 anni di storia alle spalle) e RelayRides, piattaforma di car sharing americana fondata a metà 2010 (36 dipendenti). Grazie al già esistente sistema di connettività OnStar, ogni automobile GM si trasforma automaticamente in una vettura “ready to share”, eliminando il bisogno da parte degli utenti della piattaforma di scambiarsi fisicamente le chiavi per usufruire del servizio (basta uno smartphone). Si scrive “co”, si legge “win-win-win”: il cliente accede con meno passaggi (service design), RelayRides risparmia sull’installazione di dispositivi ad hoc, General Motors ci guadagna una base potenziale di un paio di milioni di persone a cui far fare esperienza diretta dei propri prodotti. E si rifà il trucco in chiave social. Il che, oggi, non guasta. COLLABORATIVE FUND È la storia di due trend che si incontrano, si piacciono e generano valore aggiunto. I trend in questione sono l’ecosistema startup da una parte e il fenomeno dei consumi collaborativi dall’altra. Collaborative Fund è un fondo di investimento che tra i propri supporter annovera il fior fiore dell’Intellighenzia-WE (dal cofondatore di YouTube Chad Hurley all’icona del “what’s mine is yours” Rachel Botsman), e si propone di finanziare due sole tipologie di nuove imprese: quelle basate appunto sul Collaborative Consumption e quelle di consapevole impatto sociale (per citarli, “business that stands for something”). Qualche esempio: la nota piattaforma di crowdfunding creativo Kickstarter, quella di servizi bancari Simple e quella di healthcare “di design” Massive Health. Settori sensibili nel mirino di un movimento di innovazione in crescita: meglio cominciare a prenderne nota.
Collaborazione: tre casi concreti
Dell, GM+Relayrides e Collaborative Fund. Tre esempi di collaborazione.

Magazine
Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro
Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.
Autore
Redazione Weconomy
Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa. Weconomy esplora i paradigmi e le opportunità dell'economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.
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Le monde (des affaires) diplomatique. Diplomazia come unica futura via?
La geopolitica entra nel business: non è più un tema per specialisti. Con crisi sovrapposte e nuovi blocchi, le imprese devono leggere mercati, regole e consumi come segnali politici. Quando i grandi litigano, i piccoli soffrono. Serve un’impresa “diplomatica”: capace di adattarsi, capire culture diverse e costruire collaborazione.
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