‘Making’ è la forma sostantivata del verbo ‘to make’ che, sul dizionario dell’enciclopedia libera Wikipedia, viene definito come ‘creare’, ‘costruire, ‘produrre’. Tutti questi verbi, quando si parla di Local, sono intrinsecamente legati alla manifattura. Nella loro forma, le città si sono svuotate di macchinari ingombranti e rumorosi, i gusci delle vecchie fabbriche si sono trasformati in spaziosi loft e le grosse produzioni si sono delocalizzate, spalmandosi in tutto il mondo e perdendo identità. Sotto quest’apparente rarefazione produttiva, lo sgretolamento di un modello monolitico di business ha lasciato spazio a dinamiche più agili e 100% locali. Piccole realtà manifatturiere si sono formate e sono cresciute negli ultimi anni, ponendo al centro delle loro strategie comunicative e distributive l’identità di luogo o, come l’imprenditore e fondatore di SFMade Mark Dwight lo definisce, ‘geographic ingredient branding’. Percepire la ricchezza espressiva di un luogo implica quindi la consapevolezza di non essere parte della catena di montaggio di un sistema opaco (industriale o di mercato globalizzato) di cui non si conoscono estremi e fisionomia, ma di qualcosa che mantiene ancora un rapporto significativo con ciò che si è, si pensa, si desidera. Ed è così che le produzioni local, anche intangibili (servizi), possono assumere forme espressive uniche e caratteristiche che ne rilanciano e moltiplicano la capacità di comunicazione, di fecondazione e di ibridazione.
Wiki: Making
Local è saper fare: esprimere il talento della comunità attraverso la realizzazione di prodotti e servizi “made in”.

Magazine
Local: Talent, Community, Making
L di Local. Un’occasione per riflettere e agire sulla (e dalla) dimensione collaborativa come combinazione di Talent, Community e Making. Con inserto dedicato alla quarta dimensione del Tempo con Timescapes.
Autore
Redazione Weconomy
Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa. Weconomy esplora i paradigmi e le opportunità dell'economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.
Articoli correlati
Il mix generazionale, un antidoto al conformismo
Cos’è il Diversity Mangement e come fa collaborare diverse generazioni?
Gli status quo da cambiare nella rivoluzione elettrica
Quando un settore cambia radicalmente anche le modalità di vendita devono trasformarsi. È il caso dell’automotive: i nuovi veicoli elettrici non devono essere semplicemente “venduti meglio”, devono cambiare alla radice molti paradigmi consolidati
Scoprire i talenti con la Finestra di Johari
Prende il via la nostra rubrica dedicata ai tools. Iniziamo con i service design tools e il primo di cui parliamo è la Finestra di Johari, matrice usata nei workshop formativi per esplorare le relazioni interpersonali e far emergere i talenti.
Quando vendere è un fatto personale
La componente umana nella vendita, intesa come ciò che rende unica la relazione, è qualcosa da preservare e non può diventare un corollario ai processi e ai paper work
L’Erbolario. Etica e sincerità: due ingredienti irrinunciabili
Essere sostenibili non riguarda solo i prodotti e le scelte di marketing, ma anche un sistema-vendita in cui le “assistenti agli acquisti” sono “educatrici dei Clienti”
Il supermercato dell’impossibile
Il supermercato dell'impossibile è aperto e disponibile in ogni angolo del globo. Grazie alla tecnologia possiamo fare di tutto e tutto ci appare normale. Ma ci sono dei rischi legati a queste abitudini, secono Daniele Cerra, Digital Innovation officer @ Logotel.
Collaborazione: perché “esportarla” conviene
Flessibilità, apertura, orizzontalità e partecipazione sono gli ingredienti di una cultura organizzativa orientata all'innovazione.