Quando pochi mesi fa, insieme a mio marito, ho deciso di intraprendere l’avventura della mia startup Formabilio, non si è trattato tanto di cambiare le nostre competenze quanto, piuttosto, di investire appieno su di esse. Ci siamo quindi interfacciati con un network di partner che, grazie alle loro competenze specialistiche (designer da una parte, micro-imprese manifatturiere dall’altra), completassero il nostro know how nel marketing, nella logistica, nella gestione amministrativa. Una situazione win-win-win, una “messa a sistema” di specialismi altrimenti non connessi. Certo, essere imprenditori è, per così dire, essere manager “senza paracadute”, con tutti i pro e i contro del caso (come, per esempio, il fatto di esserci trasferiti da Milano a un borgo medievale di 2500 abitanti in provincia di Treviso). Requisiti essenziali (e innati) per chi lavora in una startup sono allora passione e curiosità smodate, la disponibilità a battere piste non ancora ben tracciate o, addirittura, a tracciarne da zero, per non parlare della propensione al rischio che anche un semplice “collaboratore”, inevitabilmente, condivide con l’imprenditore. Una condivisione naturale, a 360°, dei rischi come delle opportunità: come quella di sapere di poter fare la differenza. Non è possibile prevedere da dove verrà l’innovazione di domani; rendersi permeabili, ascoltare, tenere sempre presente il fatto che i lavoratori sono persone con una testa propria – una testa che può avere buone idee a prescindere da qualunque gerarchia – sono dunque prerogative delle startup che anche le grandi impresi potrebbero (dovrebbero?) far proprie.
Startup = Condividere
Una condivisione totale è in grado di fare la differenza e rende permeabili all’innovazione.

Magazine
HR: Human (R)evolution
La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.
Autore
Maria Grazia Andali
Co-Founder, Formabilio srl
Articoli correlati
Pretotyping. Il design della domanda
Un service design tool per il design della domanda a partire da un'idea.
Design dell’ingaggio e della motivazione
Un tool progettuale per guidare i meccanismi di scambio di valore tra gli utenti di una community.
Vendere significati. Per non vendere spazzatura
A chi non è mai capitato di tornare a casa con un acquisto “di troppo”, spinto da saldi, click notturni o rassicurazioni interessate? Qui l’idea è semplice e scomoda: dietro un acquisto trash c’è una vendita trash. Quando non intercetta un bisogno, crea problemi, lascia senso di colpa e logora la fiducia.
Aspettative ed estetiche: la bellezza come collante sociale
Nel Weconomy 17 la bellezza torna bisogno collettivo e collante sociale: non ornamento, ma incontro relazionale che spiazza, ridispone le percezioni e muove al fare. In un mondo standardizzato (anche dall’AI), estetica e design diventano laboratorio di nuovi linguaggi autentici e condivisi.
F come Feedback
L’Interaction Designer Leandro “leeander” Agrò parla del Feedback come elemento portante del digital design dell’esperienza di acquisto.
Wiki: Social Design
Per l’impresa, fare social design vuol dire progettare nuove relazioni, sistemi e processi allo scopo di migliorare lo scambio di valore tra tutti gli attori, per produrre un sistema di senso che aumenti la partecipazione e l’azione collettiva dentro e fuori l’organizzazione.
Scambio, connessioni e interazioni
Nuovi strumenti per la progettazione di esperienze di engagement.